Il sistema whistleblowing funziona solo se chi segnala non ha nulla da temere. Per questo il D.Lgs. 24/2023 costruisce attorno al segnalante un sistema di protezioni tra i più forti del nostro ordinamento lavoristico: divieto assoluto di ritorsioni, nullità degli atti, inversione dell'onere della prova e sanzioni ANAC per chi le commette.
Vediamo chi è protetto, da cosa e con quali strumenti.
Chi è protetto
La platea dei protetti è ampia: dipendenti pubblici e privati, lavoratori autonomi e collaboratori, liberi professionisti e consulenti, volontari e tirocinanti (anche non retribuiti), azionisti e persone con funzioni di amministrazione o controllo. La protezione vale anche durante il periodo di prova, prima dell'inizio del rapporto (se le informazioni sono state acquisite in fase di selezione) e dopo la sua cessazione.
Le tutele si estendono ai facilitatori (chi assiste il segnalante nel processo), ai colleghi e familiari del segnalante e agli enti di sua proprietà o in cui lavora.
Cosa conta come ritorsione
È ritorsione qualsiasi comportamento, atto od omissione, anche solo tentato o minacciato, che provoca al segnalante un danno ingiusto. Il decreto ne elenca gli esempi tipici:
- Licenziamento, sospensione o misure equivalenti
- Retrocessione di grado, mancata promozione, cambio di mansioni o di sede
- Riduzione dello stipendio o modifica dell'orario
- Note di merito o referenze negative, sanzioni disciplinari
- Molestie, ostracismo, discriminazioni o trattamenti sfavorevoli
- Mancata conversione del contratto a termine o mancato rinnovo
- Inserimento in liste nere, annullamento di licenze o permessi
Nullità e inversione dell'onere della prova
Gli atti ritorsivi sono nulli di diritto: il licenziamento ritorsivo comporta la reintegra. Ma la protezione più incisiva è processuale: nei giudizi, una volta che il segnalante dimostra di aver segnalato e di aver subito la misura, si presume che questa sia ritorsiva. È il datore a dover provare che la decisione è fondata su ragioni estranee alla segnalazione.
ANAC riceve le comunicazioni di ritorsione e può irrogare sanzioni da 10.000 a 50.000 euro all'autore, oltre alle conseguenze civilistiche.
I limiti della protezione
Le tutele presuppongono che il segnalante avesse fondati motivi di ritenere veri i fatti segnalati e che la segnalazione rientri nel perimetro del decreto. Chi segnala il falso consapevolmente perde le protezioni e risponde di diffamazione o calunnia (con sanzione ANAC da 500 a 2.500 euro in caso di condanna). Le lamentele di carattere personale sul proprio rapporto di lavoro restano fuori dal perimetro.
Il ruolo dell'azienda: prevenire, non difendersi
Per l'azienda la lezione è chiara: ogni decisione su un lavoratore che ha segnalato va documentata con particolare rigore, e la riservatezza sull'identità è il primo antidoto alle ritorsioni — non si ritorce contro chi non si conosce. Un canale con anonimato tecnico reale, come EasyWhistleblowing, protegge il segnalante e insieme riduce drasticamente il rischio di contenzioso per l'azienda.